Il Televideo impostato su pagina
101. "Ultim'ora". Nel cuore del Viminale, tra una nota
di Bach e un'altra di Beethoven, tra una foto del Papa e
un tricolore, la tivù di Felice Ferlizzi è sempre
accesa.
Il presidente dell'Osservatorio sulle manifestazioni
sportive, l'uomo che assegna rischi all'Italia del
pallone, in fondo, ama l'informazione.
«Va bene, facciamola questa intervista. Ma so già che mi
processerà (e perché?)», sorride diffidente.
Presidente, partiamo dagli ultimi incidenti tra
tifosi. Vi stanno facendo "sballare" tutti i dati
positivi e ottimistici che avevate stilato sulle curve.
Non crede che fossero viziati dalla chiusura degli stadi
e dai divieti delle trasferte, del dopo - Raciti?
«Non è stato falsato nulla. Le spiego. Che il calcio
italiano avesse dei problemi da qualche anno (direi da
sempre, ma - se si riferisce alla violenza - chissà
dov'era Ferlizzi negli anni '80... se invece si
riferisce alla corruzione, ai vari Moggi che si
acchittavano le partite e le cui mogli venivano scortate
durante lo shopping allora ha ragione), è un fatto
condiviso da tutti. La stagione appena trascorsa è
stata, però, certamente particolare.
Nel campionato di Serie B c'erano realtà importanti come
Juventus, Genoa e Napoli. Nonostante l'aumento delle
presenze sugli spalti, dopo l'11a giornata registravamo
comunque una flessione del numero di incidenti tra
tifosi. L'unica nota stonata era rappresentata dal
maggior numero di feriti contati tra le forze
dell'ordine.
Ci chiedemmo allora se questo non dipendesse dalla
mancata messa a norma degli impianti (E avete pensato di
sì, non frequentando lo stadio come facciamo noi.
Invece no: dipendeva - oltre naturalmente ad una frangia
violenta di tifosi propensi allo scontro - ANCHE dalla
non professionale gestione dell'ordine pubblico e
dall'abuso del DASPO, che ha fatto salire il veleno a
tutte le tifoserie d'Italia.
Avete sostituito la P.S. con gli steward e le cose sono
migliorate.
Tra un po' gli steward si "celerizzeranno", come già sta
avvenendo, e saremo da capo a dodici. Resta il fatto che
gli impianti ora sono a norma ma, ciò nonostante, siete
costretti a chiuderli o a vietare le trasferte, quindi è
ovvio che non era solo quello il problema).
La legge c'era, era la Pisanu (daje Torres! Un occhio di
riguardo per favore!) del 2005, ma le società di calcio
avevano usufruito continuamente di proroghe (più che
proroghe, deroghe. E chi gliele dava? I Prefetti!!!).
La situazione precipitò a febbraio, allorquando l'ex
commissario straordinario della Figc, Luca Pancalli,
fermò tutto il calcio, dopo gli omicidi del dirigente,
Ermanno Licursi e dell'ispettore di polizia, Filippo
Raciti (più per il secondo che non per il primo). Con il
decreto Amato si disse "basta" alle proroghe per gli
stadi non sicuri (bastava non concedere più deroghe, il
decreto non era necessario, già c'era la Legge Pisanu
che nessuno - società e polizia - applicava), aprendoli
solo agli abbonati (rimedio ipocrita: se uno stadio non
rispetta le norme di sicurezza, ciò vale anche per gli
abbonati). Alla fine della stagione, i nostri dati sulla
sicurezza furono confortanti (stendiamo un velo
pietoso)».
Resta il fatto che quelle statistiche fossero state
influenzate dalla parziale chiusura degli impianti.
«Certo, anche quello è un dato di fatto. Ma noi non
dobbiamo vendere un prodotto a qualcuno. L'Osservatorio
deve fare una fotografia per altri enti, anche per le
società di calcio. E questa fotografia è assolutamente
obiettiva (magari sull'obiettivo della macchina
fotografica c'è qualche filtro...). Non voglio mica
dire, poi, che i nostri dati siano positivi in assoluto.
Ma incoraggianti, questo sì (Alcune mini inchieste hanno
dimostrato, per tabulas, come tali dati siano
decisamente discutibili, volendo usare un eufemismo. Mi
piacerebbe fare diverse domande al Dottor Ferlizzi su
come vengono rilevati questi dati, da chi, e,
soprattutto, se vengono aggiornati. Io ho dimostrato che
non sono corretti, utilizzando gli stessi dati forniti
dalla Polizia di Stato e dal suo Osservatorio, prima
presieduto dal Dott. Francesco Tagliente, ora Questore
di Firenze)».
Come fa l'Osservatorio a stabilire che una partita è
più a rischio di un'altra?
«Cominciamo con il dire che l'Osservatorio non è un
Tribunale (ce ne eravamo accorti tutti: un Tribunale è
imparziale!), né si sostituisce alla giustizia sportiva.
Dà all'autorità provinciale (i prefetti, ndr) dei
pareri. Peraltro, da quest'anno diamo questi consigli
quindici giorni prima della partita sotto esame, non più
solo sette. Fatte queste premesse, viene condotta
un'istruttoria».
Un'istruttoria?
«Ci sediamo tutti insieme al tavolo, componenti
delle forze dell'ordine e sportive. Io coordino
l'attività. Ma non decido da solo. Cerco di moderare gli
interessi che si contrappongono (denaro e sicurezza),
poi si vota. Le determinazioni passano con i due terzi
dei voti dell'Osservatorio».
Quali sono i criteri che adottate?
«Vengono presi in esame due criteri precisi ai fini
della determinazione dell'Osservatorio: "l'indice di
rischio" e la "gravità". Anche qui serve fare chiarezza.
Allora, l'indice di rischio si riferisce alla partita.
Se quel match può comportare maggiori o minori problemi
di ordine pubblico (per questo leggono collegialmente il
muro di Tifonet e analizzano le scritte sui muri, vedi
Genoa-Milan). Ma il vero patrimonio genetico di una
tifoseria è rappresentato dal coefficiente di "gravità",
una sorta di punteggio attribuito dopo ogni partita, che
tiene conto dei verbali stilati dalle forze dell'ordine,
delle comunicazioni delle società, della giustizia
sportiva nonché della posizione dello stadio. Se
l'impianto garantisce una maggiore o minore sicurezza.
L'indice di gravità è un voto che poi la tifoseria si
porta dietro (Il criterio, da questo punto di vista, può
anche essere corretto. Tuttavia mi chiedo: l'indice di
gravità viene cancellato o ridotto quando la tifoseria
non dà problemi o rimane per l'eternità? Roma-Napoli o
Genoa-Milan non si potrà mai più giocare da qui fino al
2100? E perché non vietate la vendita ai tifosi ospiti
in un qualsiasi Roma-Lazio o Lazio-Roma? Vi crederò e
dirò che avete agito correttamente solo quando farete
giocare Roma-Lazio o Lazio-Roma a porte chiuse, visto
che la partita è a rischio elevatissimo. Ma non lo
farete mai e sapete bene perché). Che influisce sulle
determinazioni future dell'Osservatorio e che va da zero
a tre».
Dopo Roma-Inter, ci risulta che alla società
giallorossa sia stato dato un tre, mentre all'Inter un
uno.
«Non vedo perché ci si scandalizza di questi nostri
criteri. Io sarei più preoccupato dei due romanisti che
danno la classica "puncicata" ai due interisti, solo
perché sono interisti (Su questo sono d'accordo. Quello
che contesto è l'ipocrisia: a Roma-Manchester United che
coefficiente verrà dato? Farete disputare la partita di
giorno? Perché non imponete all'UEFA un orario diurno?
Perché non potete farlo, in quanto gli interessi che si
contrappongono prevedono che il denaro prevalga sulla
sicurezza e perché in Europa riderebbero dietro
all'Italia, ecco perché! Altro che Europei 2012! In
tutta Europa ci sono i problemi dell'Italia ma solo da
noi ci sono questi rimedi elimina-tifosi)».
È che non si capisce dove inizia e dove finisce la
responsabilità oggettiva di una società. Tanto per
capirci, se un tifoso dell'Inter viene aggredito a Ponte
Milvio, la Roma è penalizzata. Ma se la stessa
aggressione avviene a Piazza Navona? Avete una sorta di
"distanza" limite?
«Lei sa che la responsabilità oggettiva (un mostro
giuridico) è già contemplata dalla giustizia sportiva.
Nel calcio, una società paga per il comportamento dei
propri tifosi.
Ma a noi questo non interessa, non facciamo un discorso
di responsabilità oggettiva.
È semplicemente il nostro sistema di lavoro. In caso di
incidenti che possano pregiudicare la gara, e ovunque
accadano (Il Dottor Ferlizzi dice "ovunque": occhio a
litigare nei pub che poi alla Roma gli squalificano il
campo!), è giusto tenerne conto. Dispiace per la Roma,
certo. Ma la Roma, accanto a sé, è circondata da fatti
di questo genere (tradotto: di violenza, ndr). Non
possiamo prescinderne. Sia chiaro, nessuno qui vuole
danneggiare la Roma, come una qualsiasi altra società di
calcio. Se dall'istruttoria emerge un voto negativo,
purtroppo, e dico "purtroppo" perché i voti non mi
piacevano nemmeno ai tempi della scuola, dobbiamo
regolarci di conseguenza».
Si ricorda l'andata della finale di Coppa Italia?
Roma-Inter si giocò alle 18 dopo un'accesissima riunione
che si consumò qui all'Osservatorio, tra Lega calcio
(con l'alleanza delle altre componenti sportive, come la
Figc) e rappresentanti delle forze dell'ordine.
Matarrese voleva che si giocasse in notturna, per i
diritti delle tv (che pagano). Si consumò una "frattura
istituzionale"?
«L'Osservatorio non si spaccò. Al tavolo furono
rappresentati sicuramente una pluralità di pensieri e di
interessi (soldi vs. sicurezza). Alla fine, per il bene
di tutti, una soluzione venne trovata (un colpo al
cerchio e uno alla botte). Si giocò alle 18, una via di
mezzo. Vorrei però ricordare che noi venivamo da un
accordo preso (con la Lega, ndr) dopo i due omicidi di
Licursi e Raciti, in cui era stato stabilito che le
partite a rischio non sarebbero più state disputate in
notturna. Questo fino alla fine della stagione. La
finale di Coppa Italia rientrava nei patti».
Perché, allora, ci fu chi insistette per la notturna
di Roma-Inter?
«Perché qualcuno disse: "Se gli stadi li abbiamo
messi a norma, possiamo fare una deroga per la finale di
Coppa Italia" (più che altro, se gli stadi sono stati
messi a norma e, come diceva prima Ferlizzi, era quello
il problema della violenza, non ha senso vietare le
partite in notturna o vietare ai tifosi dell'hockey
(sic!) di andare a seguire il Follonica a Vicenza... a
quando i divieti per le partite a bocce?). Ma valeva
l'intesa che avevamo raggiunto mesi prima. Attenzione,
però, perché dal giro di tavolo, alla fine, emerse la
volontà comune di giocarla di sera».