-07/03/2008 Stop alle chiacchiere!!!
Le polemiche che negli ultimi giorni stanno infuocando gli animi in città, in prima battuta, hanno provocato in noi un grosso senso di ilarità facendoci fare una grassa risata vista l'assurdità di alcune parole lette e sentite.
Ora però il meccanismo tipicamente cosentino della "chiacchiere libera" ha raggiunto livelli inauditi pertanto ci vediamo costretti, nostro maglrado, a chiarire alcune semplici cose.
Innanzitutto vorremmo smentire categoricamente la voce che ci vuole autori del "sabotaggio" della trasferta di Vittoria.
A leggere autorevoli quotidiani locali "un gruppo di ultrà della curva nord" sarebbe riuscito a indurre la società a rifiutare i biglietti offerti da uno sponsor.
L'unica cosa, che in verità, ci siamo permessi di fare è stata quella di ribadire la posizione che manteniamo da 5 anni: Il gruppo CURVA NORD non ha mai ricevuto, ne mai riceverà, l'aiuto di imprenditori vicini o lontani al Cosenza.
Questo è SOLO quello che abbiamo dichiarato su Radio Ciroma Domenica, chiedendo la messa in vendita di tagliandi a pagamento ESCLUSIVAMENTE per i componenti del nostro gruppo.
Non pensiamo che esprimere un'opinione e ribadire il NOSTRO MODO di esssere ultras possa bastare per far saltare un'iniziativa nazional-popolare così importante.
Ci piacerebbe essere così INFLUENTI avremmo potuto usare questo POTERE unicamente per far riaprire la nostra splendida Curva Nord, senza essere costretti a stare in un settorino con le grate.
Sperando di essere riusciti a chiarire la nostra poszione invitiamo TUTTI a riflettere prima di alimentare assurde e sterili polemiche che non fanno altro che rovinare il magico momento sportivo che stiamo vivendo.
CURVA NORD COSENZA ULTRAS!!!!
Contro ogni decreto Curva Nord resiste!!

-28/02/2007-Comunicato raduno ultras serie D girone I di Cosenza del 24/02/2007 Dopo gli incresciosi fatti di Catania che hanno decretato un ulteriore accanimento repressivo e mediatico ai danni del movimento ultras , da più parti e da più prospettive, si è deciso di iniziare ad intavolare una sorta di confronto-dibattito fra le diverse tifoserie, diverse sia per colori sociali che per visioni politiche distanti o addirittura opposte.Il decreto legge che lo Stato impugna contro gli ultras è cruento e paradossale. Gli imputati siamo noi ultrà, da Nord a sud, dalle categorie dilettantistiche alla massima serie, colpevoli di credere in un ideale che vuol dire aggregazione e socialità. Troppo facilmente e senza cognizione delle cose veniamo incolpati di essere peggio dei criminali, siamo considerati gentaglia senza scrupoli; subiamo quotidianamente una propaganda distruttiva e dannosa che offusca tutto ciò che di propositivo abbiamo fatto dagli anni settanta fino ad oggi. Esiste un futuro ?Pur ammettendo che la violenza ha fatto parte e farà parte del mondo ultrà, siamo coscienti e consapevoli che essere ultras è molto altro. Ancora una volta ci riteniamo parte del problema senza avere l’ipocrisia di proporre una soluzione assoluta. Semplificare il discorso ad una pura espressione di violenza gratuita è troppo meschino e facile . Il movimento ultras è la forma di aggregazione giovanile più numerosa e visibile, non solo in Italia ma anche in tutta Europa, è un sentimento di appartenenza forte e vero, oltre gli interessi delle pay tv e il business delle società calcistiche.Il 24 febbraio può rappresentare un giorno di svolta. Quel giorno abbiamo deciso di incontrarci per aprire un libero dibattito sulle conseguenze dei fatti di Catania e per porre un rimedio alla dirompente criminalizzazione del fenomeno ultras . Una criminalizzazione studiata a pennello per cancellare totalmente tutte quelle manifestazioni di creatività che partono dalle nostre curve. L’invito è partito dagli ultrà Cosenza ( trasversalmente curva nord e tutti i gruppi della curva sud) già promotori nel lontano 1985 di un raduno simile a questo, ed ha raggiunto le tifoserie del girone “I” del campionato di Serie D. Fino a qualche tempo fa sarebbe stato impensabile immaginare gruppi ultras rivali discutere rispettosamente e pacatamente nella stessa sala, senza forze dell’ordine pronte ad impugnare tempestivamente il manganello, senza lacrimogeni ad altezza d’uomo, e soprattutto senza lame o razzi, senza bastoni o bombe carta. La maturità ci ha fatto guardare in faccia l’uno con l’altro…La salvaguardia del movimento ultras è andata oltre inutili e controproducenti divisioni.Gruppi di ultrà provenienti da Angri, Castrovillari,Cosenza, Giarre,Licata, Paola, Paternò, Rossano Sapri e Siracusa , oltre le rivalità e le chiusure mentali, per il bene supremo della sottocultura ultras, si sono ritrovati uniti nel rivendicare l’appartenenza ad uno stile di vita, ad un ideale che va difeso con intelligenza. Il fatto è che non bisogna cadere nelle trappole programmate per l’annientamento degli ultrà. Continuare una cieca ed affannosa guerra sarebbe solo autodistruzione allo stato puro.Siamo arrivati a stilare una sorta di “tregua”, una pausa di riflessione per ritrovare i valori genuini dell’essere ultras messi a dura prova da una dirompente commercializzazione del calcio ma soprattutto da una pericolosa repressione dello Stato che vede all’interno delle curve i nemici da combattere con decisione e fermezza. Grazie alla competenza di un avvocato che ha esposto i punti salienti del decreto anti-violenza negli stadi, abbiamo facilmente intuito di avere a che fare con norme che ledono senza mezzi termini le libertà fondamentali di una persona.Sottolineiamo che l’incontro non è affatto stato un grande gemellaggio e l’obbiettivo non era e non è assolutamente questo. Ogni gruppo manterrà intatta la propria identità . Resteranno rivalità e sfottò, conseguenze motivate di visioni diverse di vivere la curva e di campanilismi incancellabili.Abbiamo solo cercato di capire dove si può arrivare continuando a fare il gioco di chi ci vuole morti. E’ stato solo un inizio visto che il nostro obiettivo primario è quello di allargare il dibattito a tutti gli altri gruppi d’Italia, partecipando attivamente a tutte quelle iniziative, senza interessi o strumentalizzazioni, volte a difendere la nostra grande passione. Per questo invitiamo tutte le realtà ultrà alla creazione di una rete trasversale, anche e non solo telematica, di confronto e discussione.Fra le proposte più gettonate durante il dibattito spicca quella della creazione di un pool di avvocati provenienti da varie città, una sorta di staff legale e trasversale con un vero e proprio archivio sui procedimenti penali ai danni degli ultrà. A Cosenza ci sono già alcuni avvocati disponibili concretamente e fattivamente al progetto. A loro andranno aggiunti tutti quei difensori provenienti dalle altre città in modo da allargare le esperienze e creare uno scudo legale protettivo contro gli abusi che dovremo subire da oggi in avanti , più di ieri , negli stadi di calcio.Durante la discussione è emersa la volontà di seguire ovunque e comunque la propria squadra,anche in caso di partita a porte chiuse. Ogni tifoseria, del resto, si è presa la responsabilità di assicurare un reciproco rispetto anche nei casi in cui i tifosi ospiti stazioneranno all’esterno dello stadio evitando quindi azioni di disturbo e cercando di limitare al massimo le scorrettezze di cani sciolti o nuove leve. Unanime la conclusione che il primo passo da fare per la riuscita del progetto è quello di educare le proprie curve e le nuove generazioni al rispetto ultras che non vuol dire in ogni caso amicizia o gemellaggio. Un vero ultras sa rispettare senza troppe moine. Per iniziare a dare un segnale forte ma soprattutto visibile della nostra presa di coscienza , tutti i gruppi presenti alla riunione, abbiamo deciso di esporre nei nostri settori, insieme ai drappi d’appartenenza, uno striscione eloquente e significativo:
“Uniti per un ideale: l’ultras non è un criminale!”
Ultras Cosenza ( Curva Sud e Curva Nord)
Movimento Ultras Angrese
Ultras Castrovillari
Ultras Giarre
Ultras Licata
Ultras Paolana
Ultras Paternò
Ultras Rossanese
Ultras Sapri
Ultras Siracusa
Ultras Ragusa
-22/02/2007-Non avremmo voluto soffermarci sull’accaduto, dato che episodi come quello di domenica che hanno visto protagonisti un tifoso catanzarese ed un coltello, non appartengono né alla nostra storia, né tantomeno alla nostra cultura. La Cosenza ultrà è nota per ben altri episodi come pranzare coi poveri del comprensorio o solidarizzare con popolazioni in lotta e in difficoltà. Preferiamo essere tacciati di sovversività piuttosto che di infamia! L’episodio accaduto domenica mette in luce tutti i controsensi del decreto, rafforzato nei suoi aspetti più incostituzionali sull’onda emotiva di un populismo dettato da idee benpensanti scaturite in seguito agli scontri di Catania. Si è arrivati così al paradosso: scegliere di andare in trasferta perdendo ogni diritto di cittadino o piegarsi alle logiche capitalistiche di sponsor e pay-tv restando tranquillamente sdraiati sul divano di casa. Tornando al caso specifico di domenica scorsa, un tifoso in trasferta è stato costretto ad allontanarsi un paio di chilometri per saziare la propria fame con un panino. E’ un’umiliazione identica a quella di dover chiedere il permesso ad un esponente delle forze dell’ordine per andare in bagno. Lo spiacevole episodio in questione che sia figlio del decreto? Crediamo che un impianto sportivo reputato “a norma”, debba comunque fornire i servizi minimi (come è quello della vendita di un panino o l’efficienza dei sanitari) a chi paga un tagliando d’ingresso. Se ciò non avviene, è completamente inutile impiegare spiegamenti ingenti di forze dell’ordine. Vietando di partire in maniera organizzata, si moltiplicheranno, a nostro avviso, episodi come quello del Metropolis. I tifosi andranno ugualmente in trasferta, perché in trasfertà si partirà, ma si arriverà nella città ospitante alla spicciolata. Le questure d’Italia (di che ne dicano) non sono in grado di controllare questo fenomeno, nuovo per noi, ma tristemente conosciuto oltremanica in quanto risvolto della medaglia del tanto decantato modello inglese. In Italia ancora esiste la libertà di circolazione, nessuno può impedire a chicchessia di andare a pranzare nel ristorante adiacente lo stadio dove guarda caso gioca la propria squadra del cuore. Sicuramente il tifoso delle aquile c’ha messo del suo: passeggiare per Cosenza facendo sfoggio (volontariamente o meno) di vessilli giallorossi non l’hanno affatto aiutato a passare inosservato. Cosenza, come Catanzaro e tutto il meridione più in generale, vive disagi sulla propria pelle ed è in queste difficoltà che va ricercata l’origine del gesto di impugnare un coltello, non in stupidi connubi con la curva che rappresentiamo e di cui fieramente difendiamo ogni azione.
Ultrà Cosenza
Curva Nord Curva Sud
-08/02/2007- Dopo i recenti fatti di Catania abbiamo visto orde di pseudo giornalisti, politici più o meno competenti, opinionisti e benpensanti scagliarsi contro il mondo delle curve e il movimento ultras. Abbiamo scoperto, con amarezza, che neanche i morti sono tutti uguali: che esistono morti di serie A come l'ispettore Raciti, fedele servitore dello stato, e morti di terza categoria come Ermanno Licursi, semplice dirigente di una squadra calabrese. Tutto questo ci ha profondamente indignato. Riteniamo che nessuno debba mai morire per una partita di calcio ma non possiamo assistere passivamente alla criminalizzazione del mondo ultras: del nostro mondo. Siamo sempre stati contrari all'uso di qualsiasi arma, non abbiamo mai accettato contributi economici da parte della società e abbiamo fatto dell'ironia e della goliardia la nostra bandiera. Ci stupisce la facilità con cui la cosiddetta "informazione” tende a generalizzare un fenomeno così complesso e composito come quello ultras. Ci chiamano "teppisti" o "delinquenti", ci sbattono in prima pagina quando succedono episodi violenti puntando il dito su tutto il movimento ma ultrà non è sinonimo di violenza. Le belle ed importanti iniziative in campo sociale portate avanti da ultras di molte tifoserie italiane non meritano certo tanta visibilità, forse perché non fanno registrare forti indici di ascolto. Non hanno visibilità neanche i ragazzi che dentro e fuori le curve vengono malmenati e subiscono abusi da parte di agenti delle forze dell'ordine che, diversamente da come avviene in altri Paesi europei, non hanno neanche un numero identificativo sulla divisa. Non vogliamo però cadere anche noi nell'errore della generalizzazione: esistono anche professionisti dell'ordine pubblico che svolgono il loro lavoro con serietà. Dalle pagine dei giornali e dalle tv abbiamo sentito osannare il "modello inglese" di lotta alla violenza negli stadi. Riteniamo non sia possibile attuarlo nella realtà italiana, culturalmente e socialmente molto diversa da quella inglese. In Inghilterra sono le società che gestiscono gli impianti sportivi e non i comuni; il calcio è diventato uno spettacolo d' elite grazie all'esorbitante prezzo dei biglietti; la violenza non è stata eliminata ma, come dimostrano statistiche britanniche, si è solo spostata all'esterno degli stadi. in Italia esistono problematiche sociali che la Gran Bretagna non consce come la mafia, la camorra, e la ‘ndrangheta che, specie al sud Italia, condizionano la vita di molte persone. Il calcio italiano è esasperato: assistiamo continuamente a processi mediatici contro arbitri, guardalinee e giocatori come se tutte le moviole potessero cancellare la memoria dello scandalo “calciopoli”. Quando sentiamo che il calcio è malato ci viene da pensare che sia la società ad essere malata. I signori della politica, che dai loro palazzi preparano leggi speciali di repressione, dovrebbero interrogarsi su quali siano le reali problematiche che spingono molti giovani alla violenza. Si uccide in maniera brutale per cattivi rapporti di vicinato o per altri futili motivi e anche i nostri parlamentari non ci risparmiano scene di violenza inutile e gratuita. La violenza non è nelle curve ma nella società!!!
Contro ogni decreto Curva Nord resiste
CURVA NORD ULTRAS COSENZA
-28/09/2006- Si dice che
una volta toccato il fondo basta far forza sulle gambe
per risalire, noi invece ci siamo messi a scavare!Lo
dimostrano gli ultimi accadimenti e le ultimissime
VERGOGNOSE dichiarazioni che, nostro malgrado, ci siamo
dovuti sorbire da parte del (non più nostro) Presidente
Intrieri. Viste le vomitevoli dichiarazioni di
giocatori, allenatore e dirigenti vari, spesso
accompagnate da atteggiamenti di basso profilo, il
nostro gruppo ha deciso, in assemblea, di iniziare una
contestazione pacifica a tempo determinato,
manifestando tutto il nostro disprezzo non incitando più
la squadra: gli unici cori che sentirete da noi saranno
rivolti contro chi ci ha ignobilmente traditi: il
Presidente Intrieri. Saremo comunque sempre presenti,
con la speranza che le cose cambino. Ci auguriamo che
questo losco figuro si faccia da parte per il bene di
questi due colori! Se la situazione non dovesse cambiare
in tempi brevi, useremo altri modi per farci sentire!
Crediamo di essere stati fin troppo pazienti e siamo
stati ricambiati con pagliacciate, minacce di fuga di
titoli e poca serietà. Siamo ormai indicati come
barzelletta persino da paesini (con tutto il rispetto)
che contano una popolazione inferiore alla metà della
capienza del nostro stadio. Dove si vuole arrivare? NOI
SIAMO IL COSENZA, pagliacci, burattini, e burattinai ne
stiano alla larga.
A difesa di questa città e di questi due
colori!
ULTRA' COSENZA CURVA NORD
-04/08/2006-IL VOLANTINO
Per vedere e stampare il volantino clicca qui Dopo i teatrini
messi in scena da Presidente, Sindaco e Imprenditori (?)
del fantomatico tessuto economico cosentino, con la
regia di una stampa totalmente in malafede, sono emerse
finalmente alcune certezze. Tutti voglio il Cosenza, ma
nessuno vuole spendere denaro, infatti rimane al comando
della società Gaetano Intrieri a cui, per il bene del
Cosenza, abbiamo dato fiducia e chiesto silenzio stampa.
OGGI non è più tempo di teatrini, gli attori (vecchi e
nuovi) di questo
triste spettacolo che dura da tre anni, sono pregati di
smetterla. VE LO DICIAMO CHIARAMENTE: “LASSATI STA’ U
CUSENZA”. Stampa, Società, Sindaco, Imprenditoria(?) e
città tutta devono remare nella stessa direzione, non
permetteremo più a nessuno di continuare a chiacchierare
intorno alla nostra squadra del cuore. OGGI non esiste
nessuna condizione sportiva economica e sociale per una
fusione con la squadra di Rende, non lo permetteremo.
Questa idea di fusione è creata dai politici-bancarella
delle due città con la partecipazione della stampa a
loro asservita, per nascondere le incapacità di
governare in modo condiviso e concertato. OGGI è tempo
di ricominciare a parlare di calcio (seppure sia di
quarta serie), abbiamo una squadra ambiziosa ed in
qualche modo abbandonata a S. Giovanni in Fiore, noi
dobbiamo e vogliamo sostenerla affinché ci porti via da
questa merda di categoria. OGGI ricomincia una nuova e
speriamo vincente stagione del pallone al fianco del
nostro Cosenza chiedendo a tutti di sottoscrivere
l’abbonamento. NON SMETTEREMO MAI DI AMARE LA NOSTRA
CITTÀ ED I NOSTRI COLORI.
Il Cosenza non si discute, si ama.
ULTRÀ COSENZA
-23/06/2006-IL MARCHIO Pur apprezzando il tentativo del presidente Intrieri di coinvolgere tifosi e non, nella decisiva (?) scelta della partecipazione all’asta relativa all’acquisizione del marchio del Cosenza Calcio 1914 S.p.a., non reputiamo corrette le modalità con le quali sta gestendo il tutto. Consideriamo improprio e poco professionale svelare strategie e trattative su un forum pubblico che, nonostante altamente frequentato, non rappresenta l’intera tifoseria né tantomeno gli ultrà. Crediamo che determinate scelte debbano essere studiate e ponderate in maniera più seria e non delegate alla decisione di un “sondaggio” che offende l’intelligenza e l’amore di chi si sobbarca km su km per questi due colori. Dato che la società A.S. Cosenza Calcio vanta un nutrito organigramma, nel quale spiccano figure di indubbia esperienza e competenza, supponiamo che da questo folto numero di collaboratori, possa uscire una saggia decisione sul futuro del calcio cosentino. Nelle nostre menti è ancora vivo il ricordo dell’annus horribilis vissuto con due squadre (l’una lo specchio dell’altra, per colori, simbolo e nome) quando semplici tifosi e gruppi organizzati si spaccarono. Il nostro auspicio è, naturalmente, che una situazione del genere non si ripresenti più. Le chiacchiere da bar e di corridoio (o ci viene da dire…da forum) che aleggiano in città, spingono la “barca” rossoblu verso una condizione del tutto analoga a quella di due anni fa. Non vorremmo dare adito a tali voci, ma come si sul dire, vox populi -vox dei. Ricordiamo al presidente Intrieri che nessuna delle promesse fatte un anno fa di questi tempi, è stata mantenuta, ciò nonostante il nostro sostegno non è mai venuto meno, anzi è cresciuto sempre più. Invitiamo il presidente non solo a partecipare all’asta, ma a non dare la possibilità a nessun altro di poter acquistare il marchio per poi destabilizzare l’ambiente con l’ipotetica formazione di una seconda compagine rossoblu. Se ciò, malauguratamente, dovesse accadere, indirizzeremo le nostre “pressioni” affinché la città di Cosenza sia rappresentata da una sola squadra. Capiamo che vincere quest’asta potrebbe comportare un notevole sforzo economico, ma lo riteniamo necessario per il semplice fatto che l’unità venutasi a creare nell’ultimo campionato è fondamentale per il futuro di squadra, società e tifoseria. Discorso a parte merita la scelta del nuovo logo societario. L’inserimento della frase “In ginocchio mai” ci sembra decisamente inopportuna, come del resto lo era lo scorso campionato (sul colletto delle maglie da gioco). L’ utilizzo da parte delle curve del suddetto slogan rispecchiava l’orgoglio e la tenacia di una città e di una tifoseria che a niente si sarebbero piegate. Inserirlo in un marchio societario non rispetta l’originario messaggio, sia per l’indipendenza degli ultrà dalla società, sia perché ad indossare tale frase non vorremmo fossero giocatori innamorati esclusivamente del dio danaro.
-20/03/2006-Giù le mani dall’oasi Diffamare un uomo mediaticamente, senza un’accurata controparte che possa assicurare un minimo di garantismo, è un esempio di tv-spazzatura. La puntata di ieri che la redazione “verissimo” ha mandato in onda avrebbe dovuto fornire un profilo imparziale della vicenda. A nostro avviso ciò non si è verificato. Sebbene gli intervistati abbiano preso le difese del “monaco”, è stato ancora una volta il trend della trasmissione a rendere faziosa la narrazione dei fatti. Come già avvenuto in precedenza, si è preferito rimarcare l’aspetto morboso della vicenda, avvalendosi di espedienti quali la voce fuoricampo che dava un tono teatrale alla deposizione della suora, provocando un particolare coinvolgimento emotivo nel telespettatore. Comprendiamo le ragioni editoriali e commerciali della trasmissione, ma non tollereremo mai che una figura quale quella di Padre Fedele possa essere strumentalizzata per ragioni di audience. L’altruismo, l’anticonformismo, l’esuberanza e la sua allergia per i poteri forti, hanno reso scomoda la figura del monaco-ultrà a chi frequenta abitudinariamente le camere dei bottoni. La macchina di solidarietà che Padre Fedele ha messo in moto, ha permesso alla città di Cosenza ( definita impropriamente “provinciale” da Paola Perego un po’ di tempo fa) di integrare socialmente gente che nella vita ha poco (o nulla…). Una struttura polifunzionale, quale l’ Oasi Francescana, ha dato nel corso degli anni ospitalità, cibi caldi, assistenza medico-sanitaria a categorie sociali che solitamente vengono non solo discriminate, ma soprattutto emarginate. Artefice della nascita e della gestione quotidiana, nonché finanziaria è sempre stato il solo Padre Fedele Bisceglie. Una realtà del genere è il fiore all’occhiello di tutta la cittadinanza, ed è legittima la nostra preoccupazione per il suo futuro. La sicurezza, la trasparenza e la passionalità che il “monaco” ha costantemente dimostrato, è stata sempre una garanzia per tutti. Strane ombre si addensano sull’Oasi, si è già scatenata la corsa al successore di Padre Fedele. Noi urliamo con rabbia la nostra indignazione per tutto ciò; auspicando un imminente ritorno di chi noi non abbiamo mai giudicato, a differenza di diverse trasmissioni della vostra emittente che lo hanno già condannato.
Ultrà Cosenza Curva Nord
-27/11/2005-Ieri abbiamo occupato la Curva Nord dopo mesi di prese in giro, una azione forse senza precedenti in Italia e questo ha, come era facile intuire, attirato un po' di mosche al miele. Oggi durante l'intervallo della partita si è avvicinata una giornalista della rai con tanto di operatore con telecamera, a cercare l'intervista d'assalto. La giornalista si è lamentata del fatto che qualcuno l'ha invitata in modo brusco ad andar via. Non ci serve la pubblicità della rai regionale, che per tre anni se ne è sbattuta non solo del Cosenza (I servizi solo su Catanzaro e Regina ), ma anche delle situazioni vissute quasi ogni domenica, fra soprusi e violenze subite. Per non parlare del fatto che spesso e volentieri nei telegiornali di stato gli ultrà sono SEMPRE trattati alla stregua di delinquenti e teppisti. Non ci interessa essere intervistati e non vogliamo essere ripresi, che sia chiaro.
Un grazie particolare va ai fratelli Rebel Fans e Cosenza Vecchia, che con grande senso di unione, sono venuti a salutarci prima dell'inizio della partita. R*F C*V e Curva Nord, separati da una curva ma da sempre uniti in un ideale
Ultrà Cosenza Curva Nord
-26/11/2005-A Nulla è servito portare per mano addetti del comune e ingegneri per accellerare i tempi. A nulla sono serviti gli striscioni di protesta e i comunicati. A nulla sono servite le parole spese e gli incontri con la società. Gli organi addetti hanno pensato bene di fregarsene e domenica il nostro settore rimarrà chiuso. Per questi motivi, proprio mentre scriviamo, gli ULTRA' CURVA NORD COSENZA stanno occupando la curva nord. Curva nord occupata alle ore 17:00 in data odierna. Sembra che a Cosenza ci si possa far sentire solo quando le azioni diventano violente o facciano scalpore. L'idea del gruppo e di resistere nell'occupazione fino all'inizio della partita di domani dormendo, stanotte, sulle gradinate della nostra amata curva, ma sappiamo bene che presto subiremo uno sgombero probabilmente violento. Il gruppo spera che almeno in questo modo qualcuno ci ascolti e smetta di prenderci in giro. Noi non molliamo e non molleremo mai. Comune e istituzioni ne prendano atto, siete voi che avete voluto questo
Per la Curva Nord solo indifferenza... grazie comune di Cosenza
Ultrà Cosenza Curva Nord
-18/11/2005-Dopo tanti sacrifici al seguito del
Cosenza Calcio, anche in campo neutro, dopo tante rassicurazioni e
false promesse, gli Ultrà Curva Nord si ritrovano, ancora oggi,
senza il loro settore. Continuano i ridicoli balletti tra questura e
comune che manifestano la volontà di allontanare dallo stadio coloro
che, da sempre, hanno organizzato un tifo colorato, caloroso e mai
violento. Stanchi di essere presi in giro e decisi a non sottostare
a questo soprusi gli Ultrà Curva Nord dichiarano la loro volontà di
occupare, nella prossima settimana, la sede comunale, di manifestare
sotto la questura e di sospendere il regolare svolgimento del
prossimo incontro casalingo con il Comiso, qualora non venisse
riconosciuto il loro sacrosanto diritto di assistere alle gare
interne del Cosenza Calcio nel loro abituale settore.
Chi ha orecchie per udir..... oda!!!
Ultrà Cosenza Curva Nord
-07/09/05-Il campionato non è ancora iniziato ma Cosenza e lo stadio San Vito sono già al centro di numerose polemiche. La severità e il rigore dimostrati nel dichiarare inagibile lo stadio ed in particolare la Curva Nord, in quanto non rispondenti alle vigenti norme in materia di sicurezza negli stadi, ci sembrano a dir poco eccessivi. Poniamo grande fiducia nel buon senso collettivo, avendo ricevuto la massima collaborazione e solidarietà anche dal presidente Intrieri e dal suo staff e dall'amministrazione comunale nella persona del Sindaco Eva Catizone, che ci hanno sostenuto nella nostra campagna per l'apertura della curva "Massimiliano Catena". Ci auguriamo di poter vedere la prima partita di campionato domenica nel nostro settore. Se così non fosse, porteremo aventi la nostra protesta. Sosterremo comunque la squadra in trasferta, ma resteremo fuori dallo stadio San Vito, finchè non otterremo di ritornare nella nostra curva.
Contro ogni decreto Curva Nord Resiste
Ultrà Cosenza Curva Nord
-24/03/05- ROSSANO 2004/05: Per questa trasferta, decidiamo di partire tutti con il treno cosa che non si faceva da un po’ di tempo. A Rossano arriviamo alle 14:30 e siamo circa 80 persone(come curva nord siamo una 15ina) compresa la presenza di qualche tifoso del Corigliano. Ad attenderci c’è un massiccio numero di forze dell’ordine le quali ci scortano fino allo stadio. Qui un’altra sorpresa: il prezzo del biglietto è di 10€, biglietto che OVVIAMENTE la stragrande maggioranza non pagherà, considerato anche il fatto che siamo arrivati a partita abbondantemente iniziata. Alla fine riusciamo ad entrare tutti e vengono appesi gli striscioni: Curva Nord, Rebel fans, Cs vecchia e Lost boys presenti all’appello. Ad inizio secondo tempo, srotoliamo uno striscione di solidarietà nei confronti dell’intero paese di Cerzeto. Quando c’è da dare una mano gli ultrà Cosenza ci sono SEMPRE! A livello canoro non è stata una delle migliori prestazioni, dovremmo pensare più a noi e alla squadra che ai tifosi avversari. A proposito, i rossanesi ci hanno dedicato decine di striscioni per lo più “scunchiudenti”, qualcuno di loro durante l’intervallo è anche sceso in campo ma sui ferri c’eravamo già 15 persone. A fine partita formiamo un corteo e ci dirigiamo verso la stazione dove veniamo circondati da poliziotti, carabinieri e guardie penitenziarie, sembrava di essere a Catanzaro. Da un lato della strada ci arriva una torcia e noi andiamo subito verso i rossanesi però veniamo fermati dalle forze dell’ordine e caricati fin sui binari. Anche qui ci riprovano i tifosi ospiti e ci tirano qualche sasso, noi rispondiamo ma questa volta sia noi che loro veniamo caricati e così non riusciamo ad arrivare al contatto fisico. Verso le 18:10 ripartiamo verso la nostra città consapevoli di aver tenuto alto il nome degli ultrà e di Cosenza.
Ultrà CosenzaCurva Nord
-11/02/05-Ci siamo sentiti chiamare in causa da alcune frasi pronunciate dal Sig. Gaetano Intrieri in un incontro avuto qualche giorno fa con una parte della tifoseria. Egli sosteneva che era nostra intenzione attuare una contestazione nei suoi confronti. Al Sign. Intrieri e a tutta la cittadinanza vogliamo spiegare qual'è la nostra posizione in merito alla dirigenza della “Fortitido Cosenza F.C.”. Nutriamo la più totale indifferenza nei loro confronti, ma allo stesso tempo massimo rispetto per la squadra che comunque porta il nome della nostra città. Con la speranza di non dover più ritornare su questa vicenda, ribadiamo che il nostro gruppo non ha mai avuto intenzione di attuale ogni tipo di contestazione.
Ultrà Cosenza Curva Nord
-09/02/05-Solo poche parole per ribadire la nostra presenza sugli spalti del San Vito fin dal primo minuto di questa assurda partita (visto che non possiamo certo chiamarla derby). Esprimiamo tutta la nostra simpatia e solidarietà a quella parte di tifoseria che sfilerà in corteo per la città, ma noi saremo allo stadio, come sempre, per sostenere i ragazzi e innalzare i nostri colori, i colori della nostra squadra: il Cosenza Calcio 1914!!
Ultrà Cosenza Curva Nord